Digital Marketing

Storytelling: la guida che ti aiuterà a raccontare meglio la tua azienda

Ti capita mai di leggere un articolo, di guardare un film o di non riuscire ad alzare gli occhi da un libro perché ti senti totalmente coinvolto dalla narrazione?

Lo storytelling è una vera e propria arte in grado di rapire il fruitore e avvolgerlo in qualcosa che va oltre la lettura o la visione di un film.

La capacità di raccontare una storia e di trasmetterla agli altri ha bisogno di essere coltivata, alimentata e messa in pratica. Si tratta di un processo che richiede esercizio, studio, empatia ma anche molta creatività e occhio.

Con questa guida allo Storytelling, ti spiegheremo come si racconta una storia e quali sono le tecniche per uno storytelling di successo.

Come agenzia SEO, noi di Nextre Digital utilizziamo lo storytelling per creare i contenuti dei nostri partner e trasmettere i valori delle aziende e dei brand. 

Non è un lavoro semplice. 

Ma ciò che che fa emergere un brand di successo tra tutti gli altri è la sua capacità di raccontarsi, di emozionare, di far sì che le persone possano riconoscersi nel suo sistema di valori.

Lo storytelling è una pratica molto antica e che continua a suscitare interesse sia negli addetti ai lavori che nell’audience.

Pensa ai Poemi Omerici. 

Chi non ricorda le celebri gesta del pelide Achille o di Ulisse?

Si tratta di storie che sono state tramandate per quasi tremila anni e ancora oggi riescono ad appassionare milioni di studiosi e lettori.

Ai giorni nostri, ovviamente, ci sono molti mezzi per raccontare storie. 

La tradizione orale non ci appartiene più ma ci affidiamo ai video, alla scrittura, alle immagini.

Tuttavia il motivo che rende ancora efficaci i racconti è l’emozione che riescono a suscitare. 

Vediamo come utilizzare l’arte dello storytelling per la tua azienda e per il tuo personal branding.

Storytelling: cos’è e cosa significa fare storytelling

Composta dal sostantivo story e dal verbo to tell, la parola storytelling è di origine inglese e significa letteralmente raccontare una storia. 

Sebbene la traduzione sia questa, il senso della parola storytelling è molto più vasto: si tratta di una strategia estremamente articolata che utilizza le tecniche del racconto per trasmettere valore.

Questa tecnica può essere utilizzata, in particolare, in contesti politici, economici e aziendali.

A noi, in particolare, interessa quest’ultimo aspetto.

Cos’è lo storytelling e come funziona?

Lo storytelling è un uso strategico della narrazione, utilizzato per raggiungere e comunicare con il proprio pubblico.

Si tratta di una vera e propria arte che può essere declinata attraverso supporti diversi:

  • la scrittura,
  • i video, 
  • le immagini, 
  • i testi teatrali,

ognuno con un suo linguaggio specifico.

Tutto ruota intorno ad una storia che ha la funzione di vendere, insegnare, parlare di se stessi o divertire.

Come si fa a trovare una storia?

Ogni persona, ogni luogo e ogni oggetto hanno una storia. 

Bisogna solo saperla raccontare. 

Pensa a quando andavi alle scuole elementari e la tua insegnante di italiano ti spiegava come fare le descrizioni. 

Per ogni soggetto che andava descritto c’erano moltissime domande a cui rispondere (com’è? come si muove? quali abiti indossa? che caratteristiche ha? etc…).

Partendo da queste domande era possibile sviluppare un testo ricco e articolato, semplicemente osservando qualcosa o qualcuno.

La stessa cosa può accadere per una storia.

Bisogna saperla cogliere e renderla viva, ricca di emozioni.

Dopo aver scelto un soggetto bisogna utilizzare le tecniche del racconto per trasmettere il valore della sua identità e delle sue azioni.

Nonostante sia un’arte che accompagna l’uomo da sempre, il concetto di storytelling è piuttosto recente.

È solo a partire da una performance teatrale degli anni ‘90 che si è cominciato a parlare di storytelling.  

Approfondiamo un po’.

Quali sono le differenze tra raccontare una storia e fare storytelling?

Ti capita mai di parlare con qualcuno e, ad un tratto, accorgerti che è concentrato su altro?

Non sentirti frustrato. Purtroppo è una situazione in cui incappiamo tutti prima o poi.

Quando si ha una storia si ha spesso voglia di condividerla, cercando di aggiungere particolari che sembrano necessari.

Avere una storia, però, non sempre ti dà la garanzia che gli altri vogliano ascoltarla.

Per catturare l’attenzione dell’interlocutore bisogna saper trasformare una storiella, un fatto, un’idea o un brand attraverso l’arte del racconto.

Altrimenti rischiamo di obbligare gli altri ad ascoltarci solo per educazione ma senza nessun interesse.

Lo storytelling è fatto di tecniche, di schemi da seguire, di modelli che possono rendere il racconto più fruibile e incalzante. 

E la sua forza è proprio quella di saper incollare le persone al racconto e tenerle in sospeso, in modo che sentano il desiderio che la storia vada avanti.

Questo risultato si ottiene col tempo. 

Ma non serve condividere le proprie idee e intuizioni parlandone con chiunque. 

Rimarrebbero semplici storie e non avrebbero nessuna evoluzione.

Le storie, così come le emozioni, vanno vissute e trasmesse in modo che gli altri le condividano e provino empatia. 

Che sentano proprio quello che sente lo storyteller.

La differenza tra raccontare una storia e fare storytelling è esattamente questa: la capacità di utilizzare il racconto per suscitare sentimenti, attraverso tecniche ben precise.

In genere, ci sono delle figure che affinano le tecniche di narrazione per lavoro e sono:

  • esperti di marketing,
  • storyteller (autori di contenuti),
  • addetti alle pubbliche relazioni.

Questi professionisti lavorano per conto di un’organizzazione, di un’azienda o di un marchio e ne raccontano la storia, facendosi portavoce di valori e identità.

Perché usare lo storytelling

obiettivi dello storytelling

Fin da bambini siamo stati abituati ad ascoltare storie e a raccontare quello che ci succede.

Le storie dei nonni, dei genitori o dei nostri amici fanno parte del nostro vissuto. 

Alcune le ricordiamo, altre meno. 

Questo dipende dalla capacità evocativa, dall’utilità e dal contesto in cui le abbiamo ascoltate. 

Tuttavia si tratta di uno strumento che abbiamo sperimentato tutti.

Oltre che da fruitori, tutti abbiamo maneggiato il racconto anche da produttori, parlando di un’avventura vissuta o di un film che ci ha coinvolti.

Quali sono i motivi che ci spingono a raccontare una storia? 

Perché utilizziamo lo storytelling?

L’obiettivo dello storytelling è quello di coinvolgere gli altri e suscitare emozioni.

Pensa a quando presenti un ristorante in cui hai mangiato bene.

Ne descrivi i piatti, gli odori, l’atmosfera. 

Parli del personale, delle sensazioni che hai avuto e degli ambienti.

In quel momento stai condividendo la tua esperienza attraverso il racconto.

Il tuo intento sarà quello di invitare i tuoi amici a tornarci o di scoraggiarli perché non hai avuto un’avventura positiva.

Una delle finalità dello storytelling è esattamente quella di convincere e motivare gli altri, affinché facciano una determinata azione.

Le storie ben raccontate sono ingaggianti e possono andare a toccare leve differenti.

Suscitare emozioni che toccano i nostri rapporti sociali, la nostra sfera economica, oppure il nostro universo politico.

La comunicazione persuasiva sceglie le motivazioni giuste per suscitare: emozioni coinvolgenti, disaccordo e crescita personale.

Più il racconto riuscirà ad avvicinarsi alla sfera emotiva del fruitore migliore sarà il risultato.

Pensa al successo delle trasmissioni radio che raccontano la storia dei gruppi musicali o delle star dello spettacolo: hanno la capacità di fermare anche l’ascoltare meno interessato o esperto. 

La narrazione semplifica la storia e rende più umano anche chi sembra lontano galassie dalla nostra realtà.

Perché raccontiamo storie?

Le storie semplificano concetti complessi

Come si formano le nuvole? Perché i dinosauri si sono estinti?

Se frequenti dei bambini sai che queste domande sono all’ordine del giorno.

Ma come si fa a spiegare un concetto così complesso ad un bambino?

In genere, anche gli adulti si trovano in difficoltà a capire un messaggio articolato, un processo scientifico o un sistema differente da quello a cui sono avvezzi.

Le storie, in questo caso, vengono in aiuto, semplificando concetti astratti o complessi.

Per dare una spiegazione, si può ricorrere a un esempio o a un caso studio.

Pensa al successo di Alberto Angela

Nelle sue trasmissioni utilizza la narrazione per fare divulgazione scientifica, avvicinando un numero enorme di spettatori a concetti nuovi e fino a quel momento distanti.

Un altro esempio molto noto è Apple

Il brand ha avuto la capacità di raccontare agli utenti i vantaggi della tecnologia, facendo uso di storie reali

Ha saputo avvicinare le persone a prodotti complessi come smartphone e computer senza utilizzare un linguaggio tecnico o settoriale.

Le storie sono un linguaggio comune

Chi di noi non è mai stato il perdente della situazione o non ha mai sofferto per amore? 

Tutti sono in grado di condividere un’emozione o di provare rabbia, amore, disperazione, gioia.

E le storie possono stimolare un profondo senso di riconoscimento nei personaggi e nel loro vissuto.

Propp, lo studioso russo autore del saggio Morfologia della fiaba, ha analizzato la struttura delle fiabe e ha individuato sette personaggi tipo che compaiono costantemente nelle fiabe:

  • L’antagonista, 
  • Il mandante, 
  • L’aiutante, 
  • La principessa e il re suo padre,
  • Il donatore, 
  • Il protagonista-eroe, 
  • Il falso eroe. 

Secondo lo studioso questi personaggi si ripetono in ogni fiaba, anche se la vicenda cambia.

Ognuno di noi, nella vita è chiamato a ricoprire diversi ruoli e questo fa sì che ci si possa riconoscere facilmente nell’uno o nell’altro.

Per questo motivo le storie tendono a far emergere l’aspetto umano delle persone, a prescindere dall’origine, dal credo religioso, dalla posizione politica.

Condividere una storia, quindi avvicina le persone, rafforzando il senso di comunità.

Le storie possono ispirare e motivare le persone

Un esempio in questo senso è stato il discorso di Steve Jobs tenuto nel 2005 presso l’Università di Stanford.

Si tratta di una sorta di testamento in cui Jobs ha raccontato tre storie sui momenti più significativi della sua vita.

La frase più celebre del discorso è stata “Stay Hungry, Stay Foolish” che in poco tempo ha fatto il giro del web, trasformandosi in uno dei mantra degli amanti della tecnologia Apple.

Non solo.

Il discorso di Jobs è stato talmente incisivo e coinvolgente da raggiungere anche chi era totalmente digiuno di tecnologia e imprenditoria. 

Attraverso uno schema simile, ripetuto durante la narrazione dei tre episodi, egli è riuscito a ispirare e motivare moltissime persone, trasformandosi in una figura a cui ispirarsi.

Quello di Jobs è stato un ottimo esempio di storytelling personale, portato avanti attraverso 6 fasi:

  • Esposizione,
  • Punto di rottura,
  • Crescendo,
  • Climax,
  • Allentamento della tensione,
  • Risoluzione.

Lavorando in questo modo si può costruire una narrativa intorno al proprio personal brand o al proprio marchio, umanizzandolo.

Raccontare storie con lo scopo di ispirare è un’ottima tattica di vendita, poiché aumenta la fedeltà al marchio e il suo successo durante la commercializzazione di un nuovo prodotto.

Lo storytelling costruisce la parte simbolica del marchio 

Le storie possono essere costruite e raccontate intorno ad un persona, ad un prodotto/servizio o un’azienda.

Per cui si parla di:

  • personal branding,
  • storytelling aziendale,
  • product/service storytelling.

Sebbene ognuna di esse abbia una dimensione pratica, in genere questo aspetto a livello comunicativo, risulta poco efficace.

Pensa ad un’autovettura.

Se una pubblicità o un venditore parlassero solo del motore, dei colori disponibili o dei tessuti utilizzati per la tappezzeria, sarebbero pochissime le persone interessate.

La narrazione di un’automobile passa attraverso il viaggio, la sensazione di libertà, di comfort, il divertimento, la compagnia.

Ogni brand mette in atto la sua strategia di comunicazione, ma nessuna fa leva sulle componenti elettriche o quelle meccaniche.

La parte emotiva, evocativa e valoriale è quella che prevale, dando alla dimensione simbolica un peso decisamente maggiore.

Quello che le persone vogliono acquistare, infatti, non è un oggetto. 

È un desiderio. 

I consumatori sanno che, scegliendo un’opzione piuttosto che un’altra, possono sentirsi appagati, felici.

E il compito dello storytelling è proprio quello di enfatizzare l’aspetto simbolico di un oggetto, di una persona o di un’azienda.

I diversi modi di fare storytelling

Fare storytelling non significa solo utilizzare le parole.

È un processo che va molto oltre i contenuti testuali perché tende a creare un’esperienza totalizzante in grado di coinvolgere tutti i sensi.

Un podcast, una degustazione, una storia su Instagram o un libro sono tutti strumenti che possono essere utilizzati per raccontare un brand.

Non importa quale sia il mezzo: l’obiettivo è quello di coinvolgere le persone, facendole emozionare, ridere, sentirsi soddisfatte.

In una prima fase, quindi, si definisce l’obiettivo, si crea la struttura del racconto e si prepara il piano editoriale.

All’interno dello storytelling strategico, inoltre, va sviluppato il contenuto e si decidono gli strumenti da utilizzare.

Dopo aver completato la fase organizzativa, si passa alla parte produttiva.

Lo storytelling operativo comprende la creazione dei contenuti, sia dal punto di vista testuale che visuale.

Si pubblica il materiale creato e si procede con la diffusione dei prodotti di comunicazione realizzati declinandoli per i vari mezzi.

Le componenti della storia

Una buona storia si basa su uno schema ricorrente che parte da una situazione iniziale e si conclude con la risoluzione del conflitto.

Secondo il già citato Propp, le fasi della fiaba sono:

  • situazione iniziale o equilibrio iniziale,
  • rottura dell’equilibrio iniziale,
  • peripezie dell’eroe,
  • ristabilimento dell’equilibrio (conclusione).

Oltre a questo schema, la narrazione si compone anche di altre funzioni che si susseguono in un ordine prestabilito e inalterabile. 

Propp ne ha individuate 31 e alcune di esse sono: allontanamento, infrazione, tranello, partenza dell’eroe, lotta dell’eroe, vittoria e lieto fine.

L’analisi di questo studioso è estremamente articolata. Tuttavia lo schema può essere semplificato e ridotto a tre elementi principali:

  • Personaggio: il personaggio è l’elemento che crea il legame tra il pubblico e la storia. Funge da collegamento tra il narratore e le persone. Nel momento in cui il tuo pubblico riesce ad immedesimarsi nel personaggio che stai descrivendo, hai vinto. Perché è proprio lì che riuscirai a farti seguire e ad invitare il target all’azione.
  • Conflitto: il conflitto è il momento di dissonanza. Il protagonista si sente smarrito, deve mettersi in gioco, ha un problema da affrontare e risolvere. Il tuo pubblico, oltre ad essere spettatore, deve farsi protagonista. Scegliere una posizione, partecipare all’azione. Ognuno ha una situazione che lo affligge, piccola o grande che sia. Il potere dello storytelling è quello di far immedesimare quanti più fruitori in ciò che stai raccontando.
  • Risoluzione del conflitto: l’ultimo step è la conclusione. Questa non deve essere necessariamente un lieto fine. Ha il compito di stimolare il pubblico e mandargli un invito all’azione. Nella fase finale si dovrebbe allentare la tensione, lasciando anche solo momentaneamente il consumatore appagato.

Vediamo ora le tecniche di storytelling più interessanti per la tua strategia di marketing. 

Raccontare il brand: storytelling aziendale e personal storytelling

brand storytelling Ikea

Secondo la definizione classica, il brand è l’elemento che distingue un’azienda o una persona dalla concorrenza

Racchiude l’identità, l’immagine e il posizionamento che la marca ha sul mercato e nella mente dei consumatori.

Ma la marca è molto di più. 

E lo scopo del brand storytelling è quello di raccontare e trasmettere i valori del brand.

Non si tratta di creare un sito vetrina o di pubblicare un paio di post su Facebook.

Fare brand storytelling è un lavoro che richiede costanza e coerenza.

Il brand diventa il protagonista di una storia che va raccontata per emozionare il pubblico e coinvolgerlo a livello emotivo.

Per creare uno storytelling efficace, il brand va trattato come una persona, va umanizzato.

Si tratta del protagonista della tua storia, caratterizzato da una propria personalità e un tono di voce ben preciso.

Va contestualizzato attraverso la narrazione in modo che le persone possano immedesimarsi.

Bisogna creare intorno al brand un sistema di valori da condividere

A cosa serve fare lo storytelling aziendale?

Lo storytelling è una tecnica di marketing che stravolge le regole classiche.

Fino a qualche anno fa, infatti, i consumatori erano visti come un target (bersaglio) da colpire in qualsiasi modo. 

Oggi, le modalità di fare marketing sono totalmente cambiate.

Il pubblico è visto come un interlocutore con cui condividere un’esperienza.

Il rapporto si è trasformato in una collaborazione, in cui sia il brand che i consumatori partecipano alla creazione di valore.

Il racconto del brand, quindi, è frutto di un processo di co-creazione.

Costruire un brand è alla base di tutte le attività e lo storytelling ha il compito di raccontare agli altri il sistema di valori che racchiude.

Lo storytelling aziendale può essere condotto in due modi differenti, a seconda che si parli di un brand o di una persona.

Scopriamoli.    

Come comunicano le aziende: storytelling aziendale

corporate storytelling Mulino Bianco

Cos’è lo storytelling aziendale?

Se chiedessimo ad un imprenditore di descrivere di cosa si occupa la sua azienda, egli parlerebbe del suo prodotto, di come lo ha concepito e ci inviterebbe sicuramente a provarlo.

Questo modo di fare è estremamente comune e viene replicato da molte aziende. 

Si tratta di un metodo classico a cui le persone sono ormai assuefatte. 

Ma raccontare un’azienda va ben oltre.

Un prodotto/servizio ha delle funzioni specifiche, è stato progettato con delle finalità. 

Alle persone non interessa un bene in se’ per se’. 

I consumatori lo scelgono in base a una motivazione, per gli elementi che lo distinguono dagli altri.

Sono pochissime le aziende che riescono a sovvertire questo schema e a raccontarsi in maniera differente. Ma sono quelle che riescono a conquistare una posizione nella mente del consumatore.

Fare storytelling a partire dalla motivazione (il Why) aiuta a creare un rapporto, stimola l’empatia, fa immedesimare le persone con il protagonista del tuo racconto.

I consumatori non scelgono la pasta che produci perché ha una determinata forma, ma scelgono il senso di appagamento dopo averla mangiata, la condivisione con gli altri, il legame con un luogo o con un ricordo.

Lo storytelling aziendale (o corporate storytelling) ha degli obiettivi specifici:

  • interessare le persone,
  • coinvolgere,
  • stimolare una reazione.

Per raggiungere il suo scopo, un’azienda deve essere in grado di raccontarsi con una comunicazione a 360 gradi.

Quando un brand sceglie di non fare storytelling, perde una grande occasione per mettersi in contatto con i propri clienti, i dipendenti e i suoi partner.

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Dal momento in cui si trova sul mercato, comunque, ci saranno elementi che parleranno al posto suo (prodotti/servizi, clienti, partner, consumatori, dipendenti).

L’unico modo per guidare la comunicazione aziendale nella direzione giusta è occuparsene al meglio, facendo comunicazione interna e comunicazione esterna.

Storytelling aziendale interno

Lo storytelling aziendale interno si rivolge ai dipendenti.

È fondamentale per informarli sulle pratiche e i metodi di lavoro e per tenerli aggiornati sulle evoluzioni dell’azienda.

La sua funzione è quella di costruire e mantenere un legame saldo con i collaboratori, motivandoli a lavorare con impegno.

Oltre ad indicare i comportamenti da tenere, quindi, serve anche per premiare le best practice e promuovere eventi ed iniziative interessanti. 

I supporti da utilizzare possono essere di vario tipo, come brochure, video corporate, social media.

Storytelling aziendale esterno

Lo storytelling aziendale esterno guida la comunicazione del brand con la funzione di aumentare il coinvolgimento e la fedeltà degli utenti. 

E, di conseguenza, le vendite.

I passaggi per una comunicazione aziendale efficace sono:

  • analisi del pubblico,
  • definizione del messaggio,
  • scelta degli obiettivi,
  • invito all’azione.

Nella fase successiva vanno individuati gli strumenti da utilizzare, considerando la storia, il budget disponibile e le tempistiche.

Personal storytelling per fare personal branding

personal branding Chiara Ferragni

Il personal branding è la promozione di se stessi, delle proprie competenze e della propria attività con strategie mirate.

In questo caso, la persona viene trattata come se si parlasse di un’azienda o di un marchio.

Uno dei sistemi più efficaci per fare personal branding è raccontare la propria storia con uno storytelling efficace.

Il personal storytelling, quindi, è proprio la narrazione di se stessi con l’obiettivo di conquistare gli altri.

Perché fare personal storytelling?

Ognuno di noi ha una storia da raccontare che lo ha portato a essere la persona che è.

Si tratta dell’esperienza della sua vita, con un inizio, una fase centrale e un punto di arrivo che è quello in cui si trova nel momento del racconto.

L’obiettivo del personal storytelling è quello di raccontare se stessi in maniera autentica, per suscitare emozioni nel proprio interlocutore.

In questo caso, l’individuo si trasforma nell’eroe della storia, di cui raccontare le gesta, gli ostacoli affrontati e, infine, celebrare la vittoria.

Non importa quale sia la portata delle prove o l’esito. Il risultato sarà comunque ottimale perchè il protagonista si ritroverà arricchito e cresciuto.

Vediamo come si fa personal storytelling.

Come fare personal storytelling

Parlare di se stessi non è semplice come sembra. 

Bisogna cercare i propri punti di forza, accettare le sconfitte e saperle valorizzare.

È necessario individuare gli elementi in grado di suscitare emozione, di far provare empatia, di far immedesimare gli altri con il nostro sistema di valori e di credenze

Gli elementi fondamentali del personal storytelling sono tre. Analizziamoli.

  1. La prima cosa da capire è quali sono i contenuti da condividere.

Parlare di se stessi non è facile. A volte si è troppo critici per vedere i successi o gli avvenimenti degni di nota.

Per aiutarti, puoi partire da una serie di domande:

  • Cosa voglio raccontare?
  • Quali sono i valori che intendo trasmettere?
  • A chi voglio rivolgermi?  

2. Il secondo punto da definire è quali formati utilizzare per fare personal storytelling.

Le piattaforme digitali sono indispensabili per attirare il target. 

La verità, però, è che bisogna scegliere i canali più efficaci e più in linea con il tuo stile comunicativo.

Se ti senti meglio dietro ad una telecamera, dovresti puntare sui video. Mentre se preferisci le parole, il modo migliore per raccontarti è un contenuto testuale.

Oltre al formato, puoi crearti un vero e proprio format. 

La serialità, infatti, crea familiarità e trasmette un senso di sicurezza al pubblico. 

3. Il terzo elemento è la piattaforma digitale sulla quale far convogliare il tuo pubblico.

Condividere un video su Youtube, pubblicare dei post su Linkedin, fare content marketing su Facebook o creare storie su Instagram sono tutte strategie vincenti per il personal branding.

La strategia migliore è quella di focalizzare l’attenzione su uno o due social e puntare su una strategia multicanale, per condurre gli utenti in un’unica direzione.

Continua a leggere la nostra guida sullo storytelling.

Storytelling per il web: il digital storytelling

digital storytelling

Raccontare un’azienda, un brand, un prodotto/servizio attraverso i supporti digitali permette di sbizzarrirsi in molti modi.

Lo storytelling online sfrutta le diverse piattaforme digitali disponibili, adatta i contenuti ai vari formati e li rende fruibili per i device esistenti.

I risultati che si riescono a raggiungere con il digital storytelling sono di grandissima portata. Il racconto infatti viene arricchito grazie ad animazioni, video e giochi. 

Si può ricorrere alle storie interattive per coinvolgere ancora di più il pubblico e trasmettere un messaggio di forte impatto.

Quando si fa un piano editoriale per lo storytelling online bisogna sempre tenere conto dei mezzi utilizzati, considerando i concetti di crossmedialità e transmedialità.

Quali sono i canali più adatti per fare storytelling aziendale?

La crossmedialità è la soluzione più diffusa. 

In questo caso il contenuto rimane lo stesso ma viene veicolato sui vari mezzi in base alle loro caratteristiche specifiche.

Nel crossmedia storytelling, quindi, il racconto si adatta ai media senza apportare nozioni ulteriori o arricchimenti di nessun tipo.

Un esempio tipico è la pubblicazione di un blog post sul proprio sito internet e l’utilizzo dei canali social per dare risonanza al post. 

Tutt’altra cosa è lo storytelling transmediale in cui ogni canale di comunicazione concorre ad arricchire il vissuto dell’utente.

Questa opzione è decisamente più arricchente e offre un’esperienza che si completa con la fruizione.

Ogni canale serve ad uno scopo ben preciso e viene utilizzato a seconda delle sue peculiarità.

Un esempio italiano di Storytelling transmediale è legato al film Lo chiamavano Jeeg Robot.

La narrazione del film ha attinto a diversi mezzi di comunicazione, dai quali lo spettatore ha potuto trarre l’esperienza di fruizione.

Si è trattato di un’operazione di storytelling che è partita dall’anime giapponese, ha avuto Roma come set ed è stata accompagnata da un fumetto.

Visual storytelling: l’uso delle immagini per raccontare un brand

visual storytelling jappo natale

Evocativi, emozionanti e coinvolgenti, i contenuti visuali riescono a coinvolgere l’utente sessantamila volte più velocemente rispetto ai testi.

Per cui, utilizzare un’immagine risulta un modo più immediato per comunicare con un cliente e creare un engagement maggiore.

Quando si parla di visual storytelling si intende la narrazione del racconto che utilizza le immagini come strumento.

Non importa quale sia il tipo di supporto: grafiche, fotografie, immagini, animazioni e video vengono utilizzati con continuità per creare un racconto immersivo e coinvolgente.

Raccontare la storia attraverso le immagini sta diventando una necessità per creare un rapporto vivido e veloce con il cliente.

L’impatto delle immagini e la forza evocativa che contengono hanno fatto del visual storytelling un elemento fondamentale nella strategia di comunicazione di ogni azienda.

Abbiamo già detto che ogni attività di branding deve far leva sulle emozioni per avere successo. 

Il visual storytelling aziendale serve proprio per innescare emozioni, attirare l’attenzione e rendere il messaggio più efficace. 

Inoltre, le storie hanno il potere di rimanere impresse nella memoria.

Con il successo dei social, la narrazione visiva è ritornata ad avere un ruolo centrale nella vita degli utenti.

Instagram, Pinterest, Snapchat, TikTok e Youtube hanno reso accessibile a tutti il visual storytelling, creando un enorme disparità tra le aziende che lo inseriscono nella propria strategia e quelle che lo sottovalutano.

Come si crea una strategia di visual storytelling efficace?

  • Ascolta il tuo target e capisci quali valori condivide;
  • Crea contenuti originali in modo che possano emergere gli aspetti che ti differenziano dai tuoi competitor;
  • Mostra la parte umana del marchio così da suscitare emozioni e riconoscimento;
  • Dai voce agli utenti, rendendoli protagonisti delle storie che racconti.

Ricorda che le immagini sono strumenti potenti perché semplificano, emozionano e vengono condivise facilmente

Pianifica una strategia che possa raccontare al meglio il tuo brand. 

Video storytelling: l’importanza dei video nella strategia aziendale

video storytelling volvo

Negli ultimi anni, gli utenti di internet si sono sempre più abituati al formato video, tanto che il 92% degli italiani utilizza i propri dispositivi per guardare i filmati.

Ma i video più ricercati non sono solo quelli divertenti o di intrattenimento.

Secondo i dati forniti da Hubspot, i consumatori sono interessati ai video dei brand che seguono e, oltre il 50% di loro, vorrebbe più contenuti video di questo tipo.

A livello di marketing, il formato video sta diventando uno strumento sempre più interessante, in grado di aumentare il ROI di un campagna (ritorno sull’investimento pubblicitario) e di generare un numero crescente di lead qualificati.

La piattaforma più apprezzata dagli utenti è Youtube. Tuttavia, i social in generale sono i canali da cui gli utenti attingono per la ricerca dei video.

I video influenzano anche le decisioni d’acquisto degli acquirenti: 8 persone su 10 effettuano i propri acquisti dopo aver visto il video del prodotto/servizio.

Dopo aver letto queste statistiche, puoi ben capire che non si può avere una strategia di comunicazione che prescinda dall’utilizzo del formato video.

Il video storytelling è una delle declinazioni più efficaci dello storytelling poiché fa leva sull’emotività attraverso l’uso di parole, suoni e immagini.

Cosa si intende di preciso per video storytelling?

Il video storytelling è una tecnica di marketing che racconta una storia utilizzando il formato video. 

Si tratta di un formato particolarmente coinvolgente che unisce lo storytelling ai video, in un momento storico in cui i formati visuali stanno riscuotendo un enorme successo. 

A differenza delle storie parlate o scritte, in questo caso il racconto viene costruito dal susseguirsi delle immagini

Inoltre non c’è bisogno di entrare nei dettagli o di spiegare ogni passaggio in maniera particolareggiata. 

Attraverso il video, la storia ha più possibilità di essere percepita e compresa. 

Come realizzare un progetto di video storytelling

Il video è uno strumento potente perché ha la capacità di coinvolgere anche uno spettatore che vede per la prima volta il racconto.

L’esperienza immersiva creata dal video, può essere sfruttata alla grande per fare video storytelling aziendale e riuscire ad attirare l’attenzione dei clienti.

Prima di iniziare a girare, però, bisogna focalizzarsi sulla trama e sull’obiettivo del video. Inoltre, a priori, va stabilito il metodo di distribuzione e cercato il sistema per coinvolgere il maggior numero di utenti.

Vediamo i passaggi fondamentali della creazione di un video storytelling:

  1. Studia il tuo target,
  2. Identifica il tuo obiettivo,
  3. Scrivi la storia,
  4. Scegli il formato,
  5. Rivolgiti ad un team di produzione.

Avere chiaro chi è il tuo target e quale obiettivo vuoi raggiungere con il video, ti sarà molto più semplice portare avanti il tuo lavoro.

Questi aspetti, infatti, ti aiuteranno ad individuare i personaggi e a scegliere il registro stilistico giusto.

La redazione della storia va affidata ad un professionista in modo che riesca a trasmettere al meglio la trama che gli stai proponendo.

A seconda del budget che hai a disposizione, puoi scegliere un formato piuttosto che un altro. Questa variabile è influenzata anche dal tempo che hai a disposizione e da eventuali scadenze.

Ricorda che, per parlare attraverso i racconti, è necessario diventare ottimi osservatori.

Per cui bisogna valutare bene la storia e immaginare quale potrebbe essere il modo migliore per raccontarla.

Se il protagonista sei tu, non sottovalutare nessun aspetto. La tua storia o la tua azienda vanno descritte in maniera puntuale e con grande chiarezza, senza trascurare il minimo particolare.

Ciò che tu dai per scontato, per il tuo ascoltatore può non esserlo.

Quando la storia riguarda un’altra persona, impara a metterti in ascolto, senza preconcetti.

Solo in questo modo puoi far emergere il meglio dal racconto.

Come catturare l’attenzione del pubblico con il video storytelling 

Ecco alcuni consigli per fare video storytelling con successo:

  1. Crea un incipit ad effetto: un buon attacco è la chiave per invogliare lo spettatore ad andare avanti nella fruizione.  Puoi scegliere una frase forte, una scena emozionante o un momento topico per dare l’avvio al video.
  1. Attento alla lunghezza: la soglia dell’attenzione delle persone è piuttosto bassa, per cui è facile che si distraggano o perdano interesse di fronte a video troppo lunghi. Crea versioni diverse della tua storia, adatte alle piattaforme che intendi utilizzare.
  1. Inserisci trigger emotivi: punta sulle emozioni in modo che l’utente si senta immediatamente coinvolto dalla narrazione. Non devi perdere tempo. Considerando che hai a disposizione pochi minuti, metti subito in chiaro il tipo di emozione che vuoi trasmettere.
  1. Scegli la musica giusta: il video offre l’occasione di coinvolgere lo spettatore in un’esperienza sensoriale più completa.  La musica può essere una leva di grande successo perché arriva alle persone velocemente e fa sì che il video rimanga impresso nel tempo.
  1. Non sottovalutare l’umorismo: non solo sentimenti, anche l’umorismo nei video può essere molto efficace. Molte campagne pubblicitarie hanno avuto successo proprio perché sono riuscite a far sorridere lo spettatore.
  1. Sfrutta la creatività: Usando la creatività è possibile stupire il pubblico con qualcosa di nuovo e sorprendente.
  2. Non dimenticare la coerenza: come abbiamo accennato sopra, ogni storia deve avere un inizio, uno svolgimento e una fine. Il tutto deve essere coerente a livello narrativo per non indurre in confusione lo spettatore.
  1. Empatizza: cerca di interiorizzare la storia, di coglierne le sfumature e di fare tuo quello che è il brand che vuoi raccontare. Inoltre immedesimati nel pubblico e cerca di analizzare anche il punto di vista che può avere.
  1. Ricontrolla e metti ordine: infine riguarda il tutto e controlla se ci sono errori. 

Come fare storytelling

calendario editoriale per lo storytelling

Dopo aver spiegato i concetti di storytelling è il momento di passare alla parte operativa.

I passaggi per strutturare un racconto sono lo sviluppo dell’idea, la creazione del piano editoriale, il modello da seguire per mantenere coerenza e trasmettere i valori del brand.

Continuiamo con la nostra guida sullo storytelling e vediamo quali sono le fasi del piano editoriale.

1. Sviluppa l’idea

Il primo passaggio del piano editoriale è individuare la storia che intendi raccontare. 

Per cui cerca di seguire il flusso e focalizzarti su un’idea. Inizialmente non sarà facile. 

Mettersi di fronte ad un foglio bianco e riempirlo è una sfida grandissima.

Ci sono delle attività che aiutano a superare l’empasse iniziale:

  • fai brainstorming,
  • appunta le tue idee o disegnale,
  • leggi qualcosa per approfondire gli argomenti,
  • documentati, anche con podcast,
  • crea dei punti elenco con i passaggi importanti,
  • immedesimati nel racconto,
  • rivolgiti a persone di cui ti fidi per avere un confronto.

Una volta che avrai dato un ordine alle tue idee, ci sarà bisogno di analizzarle.

È necessario, infatti, che tu capisca se possono avere valore agli occhi del pubblico e se le motivazioni che ti hanno spinto a scrivere possano essere condivise anche dagli altri.

Inoltre vanno valutate le tempistiche, il ritmo della storia

Si può condensare in pochi minuti?

Poi devi valutare la disponibilità di materiali o di fonti a cui attingere, sia per i contenuti testuali che per le immagini.

Si tratta di un lavoro corposo, ma è da qui che parte lo sviluppo del tuo progetto di storytelling.

2. Pianifica le tue attività

A questo punto bisogna iniziare a valutare gli aspetti pratici del progetto:

  • stabilire lo scopo: che impatto vuoi che abbia la tua storia sul pubblico? cosa vuoi che faccia il pubblico dopo aver ascoltato o visto la tua narrazione?
  • definire gli obiettivi: stabilire gli obiettivi serve per valutare come procede la tua attività e renderla più gestibile. Si tratta di pianificare proprio i piccoli step dal punto di vista operativo (cercare una fonte, scegliere un’immagine). 
  • identificare il target: a chi stai parlando? Bisogna avere un’idea chiara del pubblico a cui stai parlando. In questo modo riuscirai ad utilizzare un linguaggio adatto e creerai un ambiente in cui possa riconoscersi.
  • recuperare le risorse: che tipo di materiale hai a disposizione? Cosa devi cercare? Per le informazioni puoi rivolgerti a fonti attendibili, che possono essere libri, esperti di settore ma anche familiari o amici.

Mentre pianifichi la tua attività pensa anche all’accessibilità della storia per chi ha qualche disabilità.

Non si tratta di un obbligo ma è una pratica consigliata e inclusiva.

Eventualmente pensa a quali risorse dovresti attingere per rendere la tua storia disponibile.

Pianificando potrai avere una visione più accurata del lavoro che ti aspetta. In questo modo  riuscirai ad organizzare meglio i pensieri e anche le risorse. 

Calendarizza le tue attività e monitorala costantemente:

  • Imposta una sequenza temporale per le tue attività di digital storytelling;
  • Stabilisci dei giorni in cui fare un check del lavoro svolto:
  • Spunta i traguardi ottenuti.

3. Inizia a scrivere

È arrivato, finalmente, il momento di scrivere.

Prima di partire, però, fai uno schema generale in cui sintetizzi gli obiettivi

In questo modo avrai sempre un’idea concreta del budget disponibile e delle tempistiche.

Essere schematico può servirti per dare la giusta direzione al lavoro se te ne occupi in prima persona.

Mentre, se hai deciso di affidarti ad un professionista esterno, avere una struttura pronta potrà essere d’aiuto.

Quando porti avanti un progetto di storytelling, ricorda di rivolgerti sempre queste domande:

  • Cosa ha di unico la mia storia?
  • Devo raccontare ogni dettaglio?
  • Quanto deve essere lungo il racconto? 

Tieni a mente che, al di là dell’onestà, la storia ti appartiene e devi essere tu a darle la direzione che preferisci e a raccontarla come credi.

Per quanto riguarda la lunghezza, le storie digitali sono piuttosto brevi quindi devi focalizzarti sui dettagli più incisivi.

Se hai difficoltà, puoi sfruttare alcuni segreti che aiutano gli scrittori a focalizzarsi per iniziare a scrivere:

  • cambia prospettiva, allontanandoti o avvicinandoti di più alla storia e ai protagonisti;
  • utilizza tutti i sensi per raccontare la tua azienda o il tuo brand: lo storytelling è un’esperienza immersiva che non viene stimolata solo attraverso la scrittura;
  • descrivi anche il punto di vista altrui: se senti che il racconto non ti appartiene non significa che gli altri non si sentano coinvolti o che non abbiano interesse per un determinato prodotto o servizio;
  • rispondi sempre alle 5 domande del giornalismo: What? (Che cosa), Who? (Chi) Where? (Dove), When? (Quando), Why? (Perché). Questo ti aiuta a contestualizzare e inquadrare meglio il racconto; 
  • organizza e classifica il materiale che hai a disposizione;
  • se hai materiale fotografico disponibile, scrivi piccole storie per ogni fotografia.

4. Prepara uno storyboard

Un progetto di storytelling digitale non si esaurisce solo con la redazione del testo. 

A seconda dei supporti utilizzati, la storia può essere accompagnata da una colonna sonora, da grafiche, fotografie, video e immagini.

Lo storyboard serve per immaginare il risultato finale, prendendo in considerazione ogni elemento che farà parte alla narrazione.

In genere, l’organizzazione di questo materiale segue l’ordine cronologico della storia. Per creare uno storyboard si può ricorrere ad un supporto cartaceo o utilizzare il computer.

In questo caso esistono moltissimi programmi con i quali sviluppare un progetto del genere.

Nel visual storytelling, lo storyboard è molto funzionale. Velocizza le riprese e la sistemazione delle scene, facilita il montaggio e rende più scorrevole tutto il lavoro.

Inoltre, la presenza di elementi della storia, può essere d’ispirazione per aggiungere altre parti e arricchire il prodotto. 

Le regole per uno storytelling di successo

Per avere successo con lo storytelling, ci sono delle tecniche da seguire che riguardano i personaggi, le emozioni su cui fare leva e le call to action.

Non bisogna necessariamente seguirle tutte ma possono essere d’aiuto per creare personaggi unici e affascinanti, storie ricche di pathos e racconti accattivanti in grado di conquistare e far sorridere i tuoi follower.

Al di là dei consigli, però, bisogna ricordare che la qualità dello storytelling è data dalla sua capacità di diventare un flusso unico tra lo spettatore e il brand.

La storia deve creare unione, è necessario che risuoni in chi la guarda in modo che abbia il desiderio fortissimo di farne parte e proseguire la sua esperienza.

Ecco qualche indicazione utile.

In qualsiasi storia è necessario che ci sia un conflitto o un nemico contro cui schierarsi. 

Non importa quanto sia forte, grande o reale.

Le persone tendono ad immedesimarsi più facilmente nelle situazioni in cui c’è una sfida.

Tra l’altro questa tecnica è molto funzionale nel personal storytelling poiché evidenzia la tua capacità di superare gli ostacoli e reagire.

Dai al tuo brand una personalità solida e coerente e condividila. 

Questo ti permette di dimostrare il carattere che ha, la sua mission e il suo modo di rapportarsi con il mondo.

Bisogna trasmettere un messaggio e, per farlo, si possono utilizzare tutti i mezzi possibili.

Anche se non vuoi scendere nei dettagli della tua storia, lo storytelling deve essere onesto e sentito. Questo lo rende più potente ed efficace perché il pubblico ne percepisce l’autenticità.

Per avere un impatto sul pubblico ed essere d’ispirazione, le storie devono dimostrare i tuoi punti di forza. 

Inoltre, bisogna cercare un punto di contatto con gli spettatori, collegando la propria esperienza personale a quella della comunità.

Le tre I dello storytelling

Perché una persona dovrebbe investire del tempo per guardare il tuo video, leggere i tuoi post o ascoltare le tue storie?

Oltre all’emozione, che è il primo motivo per cui l’utente si sofferma sui tuoi contenuti, il tuo storytelling deve essere in grado di portare un vantaggio più tangibile.

Può dare un’informazione utile, far sorridere, intrattenere.

Le persone, infatti, non vogliono regalare il loro tempo ma hanno bisogno di portare a casa qualcosa. Sono in cerca di valore.

Quindi cosa deve fare lo storytelling per conquistare il target?

Per prima cosa può informare

Questo significa che puoi condividere informazioni utili, creare delle guide o approfondire un argomento specifico.

L’uso delle storytelling è molto diffuso nell’ambito della formazione, dove serve per trasmettere conoscenze in maniera semplice e diretta.

Una delle prerogative dello storytelling è anche saper intrattenere e divertire gli utenti.

Al giorno d’oggi le persone hanno pochissimo tempo libero per cui devono essere sicure di utilizzarlo al meglio.

Dedicare qualche minuto allo svago è molto salutare e gli utenti apprezzano i contenuti storytelling o i video in grado di farli rilassare.

Ispirare è l’obiettivo più alto dello storytelling. 

In questo caso i messaggi vengono progettati con una forte componente emotiva, in modo che gli utenti si sentano pienamente coinvolti.

Il personal storytelling è spesso a cavallo tra l’intento informativo e quello motivazionale. Il protagonista, infatti, racconta la sua storia in modo sincero affinché sia da esempio per gli ascoltatori.

Storytelling: 5 modelli per raccontare storie

Fare storytelling, oltre ad essere un’arte, può essere considerata anche una scienza.

Questo che vuol dire?

Nel tempo è stato analizzato il tasso di coinvolgimento di alcune tecniche di racconto e sono state individuate quelle di maggior successo:

  1. Il viaggio personale,
  2. Il superamento degli ostacoli,
  3. La favola,
  4. La storia d’ispirazione,
  5. La storia di ammonimento.

In base alle ricerche di James Wedmore, esperto di marketing di fama internazionale, questi modelli vanno implementati nella strategia di marketing poiché riescono a coinvolgere gli spettatori.

Nel viaggio personale si racconta come è nato un progetto e le motivazioni che lo hanno ispirato.

Questa tecnica può essere utilizzata sia per fare personal branding che per lo storytelling aziendale. 

Nasce con l’intento di ispirare gli altri ed è valida in diversi ambiti (podcast, video lezioni, blog).

Superare un ostacolo è tipico delle storie d’amore, in cui i due innamorati devono affrontare molte prove prima di poter stare insieme.

Questo approccio è molto apprezzato dal pubblico che si riconosce nella storia e nelle emozioni che descrive.

Inoltre, lo storytelling in cui si affronta il proprio vissuto umanizza il protagonista riducendo il distacco dagli altri.

Pensando alle favole vengono subito in mente i componimenti di Esopo che hanno come protagonisti gli animali. In genere descrivono avvenimenti realistici, con animali parlanti, piante o oggetti animati. 

Si tratta di racconti brevi accompagnati da una morale

L’insegnamento di solito viene dato nel finale della storia, come monito per migliorare il proprio comportamento.

Ognuno di noi ha un personaggio che apprezza particolarmente per le sue imprese sportive o personali e per il suo modo di fare. Sono fonte d’ispirazione a cui pensare quando si vuole raggiungere un determinato obiettivo.

Le storie d’ammonimento, infine, sono molto efficaci.

Queste mettono in guardia sui rischi di determinate scelte evidenziando le conseguenze dolorose che possono avere.   

Come scrivere una storia

A livello pratico scrivere una storia non è semplice a meno che non si abbia una struttura da seguire.

Uno schema iniziale, infatti, può servire come base per affrontare gli argomenti e creare un flusso comunicativo unico.

La struttura del racconto deve svolgersi in 5 passaggi:

  1. Contesto,
  2. Conflitto,
  3. Climax,
  4. Chiusura,
  5. Conclusione.

Come abbiamo visto, questa è una struttura classica che segue lo schema delle fiabe individuato da Propp. 

Tuttavia può essere estremamente utile per produrre un racconto senza perdersi o saltare qualche passaggio.

Per contesto si intende l’ambiente in cui si svolge la storia. 

Inizialmente, quindi, vanno introdotti i fatti, si definiscono gli spazi e fanno la comparsa i personaggi chiave della storia.

Non ha importanza che il racconto sia di fantasia, descrivere il contesto è utile per creare un effetto di verosimiglianza e dare credibilità.

Il conflitto è un elemento chiave nelle storie. Può essere rappresentato da un obiettivo da raggiungere, da un problema apparentemente irrisolvibile. Si tratta del nemico da sconfiggere.

Il personaggio chiave, qui, presenta i suoi punti di forza e debolezza, emoziona e crea vicinanze con il pubblico.

Il climax è un crescendo che serve per creare suspance e coinvolgimento. 

In questa fase la storia raggiunge il suo culmine, la tensione è altissima e il personaggio principale si trova in bilico, cercando di dare una svolta alla situazione.

Dopo il climax, la tensione comincia ad allentarsi e la storia si avvia alla chiusura.

Il protagonista ha superato gli ostacoli e può tornare alla propria vita. 

Ma torna cambiato, trasformato in un esempio da seguire. 

In questa fase si rafforza l’idea che si voleva trasmettere, avvalorata dal risultato del protagonista.

Nella conclusione, il personaggio si è rinnovato e può godere del successo ottenuto. Questo gli permette di proporsi diversamente e di affrontare nuove sfide.

Approfondiamo alcuni aspetti.

La struttura narrativa 

Il semiologo Algirdas Julien Greimas, analizzando i contenuti dei testi, ha rinvenuto una struttura narrativa in cui viene organizzato ogni racconto.

Questo schema si fonda sulla relazioni tra i personaggi del racconto (gli attanti fondamentali) e prende il nome di modello attanziale.

I 6 principali ruoli narrativi che Greimas individua sono:

  1. Soggetto: il soggetto è colui che compie l’azione, in genere questa figura è associata a quella dell’eroe, al protagonista principale della storia.
  2. Oggetto: si tratta dell’obiettivo dell’azione. Rappresenta lo scopo che il protagonista vuole raggiungere e che lo motiva ad agire. Il protagonista diventa tale proprio perché ha una meta verso cui tendere.
  3. Aiutante: si tratta di colui che aiuta il soggetto. Può essere una persona, un oggetto, un animale.
  4. Opponente: definito anche come nemico o ostacolo è il problema che si frappone tra il soggetto e il raggiungimento del suo obiettivo.
  5. Destinante: è definito come il mandante del soggetto, dal quale scaturisce l’avvio della narrazione.
  6. Destinatario: il destinatario è l’attante finale della comunicazione, cioè chi trae vantaggio dalla vittoria del soggetto.

La struttura di Greimas è semplificata rispetto a quella iniziale di Propp e ha una validità più ampia.

Analizzando diversi film, pubblicità o racconti puoi riconoscere questo schema nelle modalità del racconto.

Come puoi applicare il modello attanziale al tuo storytelling?

Innanzitutto partiamo dal soggetto

Quando racconti una storia il soggetto è il protagonista della storia, nel quale il lettore tende a riconoscersi.

L’oggetto è il bisogno che ha, l’obiettivo che desidera raggiungere, il problema che deve risolvere.

Il tuo brand, il prodotto che vendi o il servizio che proponi possono essere identificati come il destinante.

L’assistente è l’oggetto o il personaggio che permette al soggetto di raggiungere il suo scopo.

Il nemico è il problema da risolvere.

Gli archetipi

Utilizzare gli archetipi per costruire la narrazione può essere molto proficuo. 

Gli archetipi, infatti, sono dei modelli psicologici universali in cui le persone tendono a riconoscersi molto facilmente.

Secondo lo psicologo Carl Jung, gli archetipi fanno parte dell’inconscio collettivo e sono presenti in culture ed epoche differenti.

Il condottiero, lo scienziato, il buon genitore o il personaggio misterioso sono figure comuni che permettono alla tua audience di identificarsi.

Far confluire gli archetipi nei ruoli narrativi ti aiuta a definire meglio i personaggi e il racconto.

Tuttavia, a monte deve esserci l’analisi del target e la definizione delle tue buyer personas.

  • A chi ti stai rivolgendo? 
  • Qual è il tuo target? 
  • Qual è il settore in cui si colloca il tuo brand?

Se vendi prodotti per bambini, che siano alimentari, giochi istruttivi o libri, il modello da proporre sarà quello del buon genitore. 

Mentre se ti occupi di innovazione, dovrai scegliere un personaggio ribelle o coraggioso.

Le figure più incisive nello storytelling sono:

  • il condottiero;
  • lo scienziato;
  • il guaritore;
  • il mago;
  • l’artista;
  • l’avventuriero;
  • il ribelle;
  • il buon genitore;
  • il personaggio misterioso.

Ognuno di questi modelli può essere raccontato sia in chiave negativa che positiva o evolversi durante il racconto. 

Questo fa sì che ognuno di essi possa essere identificato con le figure narrative identificate da Greimas: soggetto, oggetto, destinante, opponente, aiutante e destinatario.  

La figura del nemico

Il nemico, l’opponente, l’ostacolo sono elementi che rendono la storia più avvincente e che alcune volte danno l’input iniziale al racconto.

Si tratta di figure che definiscono il brand o il protagonista proprio in ragione della loro diversità.

Possono essere situazioni, personaggi, emozioni. 

L’importante è che abbiano caratteristiche contrapposte a quelle del brand o del protagonista.

La ricerca dell’opposizione serve per riaffermare i propri valori e mostrarli come vincenti.

Il nemico non va ricercato in un concorrente o in un antagonista.

Si tratta di entità che rappresentano valori contrapposti a quelli che vuoi comunicare.

Facciamo un esempio.

Pensa a Vodafone. I suoi concorrenti diretti sono altri operatori telefonici.

Tuttavia nelle pubblicità di Vodafone non c’è mai un riferimento diretto ai concorrenti. 

Lo storytelling di Vodafone si basa sulla compagnia, sulla possibilità di connettersi ovunque, sulla disponibilità della tecnologia grazie alla rete Vodafone.

Il nemico di Vodafone è l’isolamento/ la mancanza di connessione a cui si contrappone con un servizio efficiente.

Un altro esempio è Spotify, il servizio che offre musica in streaming on demand.

Spotify è sinonimo di libertà, di scelta e di divertimento.

I valori a cui si contrappone sono le imposizioni e l’impossibilità di scegliere.

Quando lavori al tuo progetto di storytelling, quindi, definisci con cura i valori che vuoi trasmettere e quelli in contrasto. 

Grazie all’opposizione, infatti, ti sarà più facile costruire il tuo racconto e dare carattere ai personaggi del tuo racconto.

Racconta fatti realistici

Quando si fa storytelling il pubblico deve potersi riconoscere nel racconto.

La narrazione, quindi, non può essere astratta, esagerata o troppo artefatta.

Il pubblico deve percepire l’autenticità del racconto così da potersi immedesimare nella storia.

L’obiettivo dello storytelling è che il pubblico provi empatia e condivida le emozioni che stai cercando di trasmettere.

Un contenuto verosimile è necessario perché il tuo personal storytelling o il tuo storytelling aziendale siano credibili.

Se stai utilizzando lo storytelling nella tua strategia di personal branding, arricchisci il tuo racconto con esempi, fatti reali, riferimenti alla tua vita.

Puoi utilizzare immagini, fotografie, testimonianze di amici e colleghi.

Scegli gli aspetti in cui le persone possano riconoscersi. 

Hai mai visto le immagini dei guru di Internet che si presentano con grandi automobili o in alberghi extralusso? 

Secondo te quante sono le persone che si riconoscono in quelle immagini?

Sono davvero poche. 

Parla della tua vita, dei tuoi traguardi. Fai capire alle persone che esistono i modi per raggiungere i propri obiettivi, nonostante le difficoltà.

L’autenticità è un comportamento che premia anche nello storytelling aziendale.

I consumatori hanno la possibilità di fare ricerche, di confrontarsi con altri, di leggere recensioni e di provare i prodotti che proponi.

Un consumatore consapevole non può e non accetta di essere ingannato o preso in giro da un brand.

Le persone si aspettano che la loro fiducia venga ripagata con onestà. 

Per cui, il tuo corporate storytelling deve incarnare sul serio i valori e le possibilità che offre la tua azienda.

Copywriting e storytelling

Nel marketing si sta facendo sempre più uso del copywriting nello storytelling

Cosa significa?

Lo storytelling è il racconto, si tratta della struttura che si sta costruendo con le parole, con le immagini o attraverso un video.

Viene utilizzato come veicolo per trasmettere un messaggio

Il copywriting è l’attività di scrivere testi persuasivi per attirare l’attenzione del lettore e generare dei lead. 

Per svolgere la professione di copywriter bisogna possedere competenze linguistiche e creatività, così da utilizzare la scrittura con un obiettivo ben preciso.

Vediamo alcune pratiche di copywriting per migliorare il tuo storytelling:

  1. Dai la giusta lunghezza al racconto: le frasi e i racconti devono essere brevi per mantenere viva l’attenzione del fruitore. Per cui bisogna ponderare bene il numero delle parole, equilibrando le parti più importanti del racconto e quelle secondarie.
  1. Sii chiaro: il lettore deve poter capire cosa scrivi. Scrivere è inutile se il tuo messaggio non è chiaro e non arriva al destinatario in maniera corretta. Per cui meglio prediligere testi brevi e semplici piuttosto che contenuti articolati ma scritti in modo incomprensibile.
  1. Pensa al lettore: sebbene la storia ti appartenga o sia quella del tuo brand, tu stai parlando ad un interlocutore. Per cui non devi concentrarti su te stesso o su quello che hai voglia di scrivere. Devi redigere un testo che sia pensato per la fruizione e destinato a qualcun altro.
  1. Inserisci una call to action: stimola il tuo lettore ad andare avanti, motivalo, chiedigli di scoprire cosa viene dopo. Come avrai capito, queste due attività sono strettamente connesse nel marketing: la narrazione è un’arte che attraverso il copywriting può essere più funzionale.

Il copywriting aiuta a definire e mantenere il tono di voce del brand, permette di creare uno stile unico e coerente in modo che la comunicazione sia lineare e rassicurante.

Come fare promozione con lo storytelling

In questa guida allo storytelling ti abbiamo spiegato perché usare questo strumento per promuovere il tuo brand è così importante.

Ora è il momento di capire come inserire lo storytelling nella tua strategia di marketing.

Per ottenere dei risultati concreti, che siano conversioni, lead o un aumento dei clienti, devi sfruttare appieno le potenzialità dei mezzi di comunicazione che hai a disposizione.

Quali sono i canali che si prestano meglio allo storytelling?

La risposta più sensata è tutti: lo storytelling è una parte integrante delle tue scelte aziendali e personali. 

Per cui è necessario che ogni azione, discorso o pubblicazione siano coerenti con la tua storia.

A livello operativo, le tecniche di storytelling sono fondamentali nel digital marketing e nel content marketing.

Andiamo avanti con la nostra guida allo storytelling e vediamo come sfruttarle al meglio.

Storytelling e Digital Marketing

L’uso dei canali digitali è ormai imprescindibile per promuovere un’azienda o un brand.

I siti web, le applicazioni, i social media e la SEO offrono la possibilità di raggiungere il proprio target con strategie mirate e orientate al risultato.

Ci sono diversi modi di gestire i canali digitali e possono essere attivate molteplici opzioni per fare promozione.

Lo storytelling può essere declinato sui vari media e utilizzato con un approccio cross mediale e trans mediale.

Fino ad ora era sufficiente avere un sito vetrina con i contatti o mostrare un portfolio interessante per fare personal branding.

Tuttavia, le soluzioni si stanno moltiplicando e, per entrare in contatto con il cliente, va fatto un lavoro più accurato e multicanale.

Quindi ti consiglio di iniziare dal tuo sito Internet: nel sito devi curare ogni aspetto, dalla grafica ai contenuti delle pagine.

Le sezioni più importanti sono la pagina about e la sezione Chi siamo.

All’interno delle pagine non è sufficiente inserire un testo banale per attirare l’interesse dei clienti e migliorare il tuo posizionamento sui motori di ricerca.

Devi sempre partire dal tuo why per descriverti e parlare del posto in cui stai lavorando.

Le recensioni sono uno strumento straordinario che può avallare, o meno, la storia che stai raccontando. Si tratta delle opinioni di amici, collaboratori o conoscenti che aggiungono particolari alla tua storia, da un punto di vista diverso dal tuo.

Inserisci dei video nelle immagini della home e nelle pagine interne del sito. 

In questo modo potrai raccontare la tua storia anche con le immagini, rendendola più vivida e intensa. 

Esistono molte tecniche per fare storytelling e tutte hanno un obiettivo: convincere il cliente.

Focalizzarsi sulla scrittura persuasiva, quindi, può essere un vero plus per le aziende.         

Storytelling e Content Marketing

Se il marketing tradizionale si basava su una strategia push, ora le modalità di fruizione e acquisto dei consumatori si sono totalmente ribaltate.

Le persone amano scegliere in autonomia, basandosi sulla ricerca di informazioni di valore che possano aiutarle a individuare le soluzioni più adatte. 

Per intercettare clienti, quindi, non è più possibile sparare in aria sperando di colpire qualcuno. 

Attirare l’attenzione è una conquista per cui bisogna lavorare molto. 

Tuttavia la diffusione di contenuti di alta qualità ti consente di raccogliere contatti qualificati, aumentare le vendite, migliorare la conoscenza e la brand reputation, coinvolgere i tuoi clienti.

Come si fa content marketing? Quali contenuti cercano i clienti online?

I contenuti possono essere offerti in modalità diverse, attraverso supporti di vario tipo:

  • articoli, newsletter, ebook, post sui social;
  • immagini, infografiche, fotografie, video;
  • audiolibri, podcast, audiolibri;
  • videocorsi, filmati, presentazioni.

In base al tuo target, quindi, potrai decidere se raccontare la tua storia in formato testuale, visivo, audio o multimediale.

Lo storytelling ha molto successo nelle strategie di content marketing perché aiuta a creare un legame più stretto con i brand e con le aziende.

Seguendo la tua storia, infatti, le persone non acquistano più uno dei prodotti o servizi che offri ma creano un rapporto con il tuo brand, che va molto oltre il singolo acquisto.

Nella creazione dei contenuti per il web vanno proposti argomenti in grado di convertire i clienti. 

Ma quali sono?

Le persone navigano in cerca di informazioni utili, originali e di qualità.

Quindi sta a te stabilire i tuoi obiettivi, definire la tua value proposition, individuare il tuo target e analizzare la strategia dei tuoi competitor.

Solo un’analisi accurata, infatti, ti aiuterà a capire se fare content marketing, creare un e-book o produrre dei filmati da caricare su Youtube. 

Storytelling: esempi di successo

Il successo dello storytelling è dovuto alla possibilità che dà agli spettatori di immedesimarsi con i protagonisti.

La sua forza è proprio il grado di coinvolgimento che riesce ad innescare.

Ecco alcuni esempi di storytelling efficace.

GoPro: il vigile del fuoco che salva il gattino 

Questo esempio di video storytelling mostra quanto sia importante focalizzarsi sul perché e non sul prodotto. 

Nel video, un vigile del fuoco entra in un appartamento in fiamme e salva un gattino.

Il prodotto pubblicizzato – la GoPro – non compare nel racconto, ma è lo strumento indispensabile per realizzarlo.

Lego: Let’s Build

Lego è un brand molto legato all’infanzia e sfrutta questo legame nel video storytelling aziendale con grande successo.

Nello spot il giovane narratore gioca con i Lego insieme al padre, stimolando emozioni legate alla famiglia di sicuro impatto emotivo.

Ikea: Silence the critics

Ikea propone campagne pubblicitarie sempre molto efficaci e legate alla realtà.

Nella pubblicità Silence the critics ha messo in evidenza un problema comune nelle abitazioni: il disordine della zona giorno in cui si trascorre la maggior parte del tempo.

Con questo tipo di storytelling, il brand è riuscito a creare empatia, entrando facilmente nelle case delle persone e offrendo una serie di soluzioni.

Coca Cola: L’ideazione di Babbo Natale

Lo storytelling aziendale fatto da Coca Cola è molto legato all’identità dell’azienda.

Sai che è stata proprio Coca Cola a introdurre la figura attuale di Babbo Natale?

Già! Il Babbo Natale sorridente e vestito di rosso e bianco che vediamo oggi, altro non è che un’invenzione dell’azienda.

Nel 1931 è stato il brand a commissionare un disegno che rappresentasse al meglio lo spirito del natale.

L’uomo paffuto e allegro è frutto di una scelta di marketing di Coca Cola, con l’obiettivo di associare il brand a generosità, accoglienza e benessere. 

Conclusioni

Lo storytelling è una vera e propria arte che può essere declinata in molti modi.

Nel marketing sta diventando una tecnica indispensabile perché riesce a far leva sulla componente emotiva delle persone.

Fare storytelling può essere di grande aiuto per ispirare, motivare e informare i consumatori, così da coinvolgerli sempre di più. 

Lo storytelling ha ottimi risultati nel personal branding e nella comunicazione aziendale.

Il brand storytelling è un metodo per comunicare il brand, attraverso contenuti in grado di coinvolgere il più possibile i sensi (immagini, video, testi, suoni ed esperienze).

Lo storytelling aziendale si usa per comunicare i valori dell’azienda e renderla riconoscibile e unica agli occhi del pubblico.

Gli scopi dello storytelling aziendale sono:

  • suscitare emozioni,
  • rendere il brand unico e riconoscibile,
  • aumentare la fiducia nell’azienda.

Il personal storytelling permette di raccontare la propria storia in maniera coinvolgente e sentita, trasformando il protagonista in una fonte d’ispirazione.

Una delle regole per uno storytelling efficace è l’onestà, il racconto deve essere sincero e verosimile per conquistare l’ascoltatore.

Oltre ad essere un’arte, raccontare storie è una tecnica di marketing molto proficua che può portare lead, generare conversioni e aumentare il fatturato.

Può essere inserita nella tua strategia di content marketing e utilizzata per promuovere il tuo brand.

In questo caso, però, non basta avere qualcosa da raccontare. 

Bisogna capire quali strumenti utilizzare, a che target rivolgersi e definire gli obiettivi.

La nostra web agency di Milano Nextre Digital può occuparsi della tua comunicazione con professionalità, declinando le tecniche dello storytelling su tutti i supporti più adatti. 

Il nostro team è composto da esperti SEO, copywriter, content strategist, social media manager, in grado di implementare lo storytelling nella tua strategia di digital marketing

Se sei interessato puoi contattarci e richiedere il tuo preventivo gratuito compilando l’apposito form presente nella pagina. 

La nostra guida sulla storytelling finisce qui, ma si tratta solo di un input dal quale partire.

Inizia anche a tu a rivoluzionare il tuo modo di comunicare e comincia a puntare sul “why” che ti contraddistingue. 

Ho 27 anni e sono laureata in Digital Marketing. Sono Junior Project Manager in Nextre Digital, ma il mio percorso mi ha permesso di avere competenze trasversali nel mondo della comunicazione. La mia passione più grande è imparare il più possibile.
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